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  • L’introduzione dei cani con il bestiame non risolve definitivamente il problema degli attacchi, tuttavia diversi studi e ricerche condotti nel nord dell’America, in Europa e in Africa hanno dimostrato un’efficacia reale nella sua mitigazione, soprattutto per quanto riguarda gli allevamenti di ovi-caprini, contribuendo a ridurre il numero di eventi di predazione ed il numero di capi predati, con un ritorno economico positivo nel breve e lungo termine per le aziende interessate. I cani, inoltre, sono risultati efficaci contro numerose specie di predatori: lupo, orso, lince, cane rinselvatichito, coyote, puma, ecc.
  • L’efficacia di un cane da protezione può dipendere da numerosi fattori e primariamente da un controllo attento e costante soprattutto durante le fasi critiche di selezione (caratteristiche genetiche e appartenenza a una linea da lavoro), allevamento, crescita e inserimento del cane nel bestiame. Tuttavia le condizioni sociali e ambientali di allevamento, la tipologia di gestione del bestiame, le caratteristiche ambientali delle zone di pascolo, l’integrazione con altri sistemi di protezione, il numero di predatori nella zona, le condizioni meteorologiche al momento del pascolo, sono tutti fattori che posso influire sull’efficienza di protezione dei cani. Per questo non bisogna aspettarsi che questo sistema di protezione garantisca una riduzione dei danni del 100%.
  • Un uso efficace dei cani è stato osservato all’interno di pascoli aziendali recintati così come in condizione di pascolo libero. Tuttavia alcuni contesti zootecnici sono più favorevoli rispetto ad altri (vedi di seguito). E’ l’integrazione di diverse misure di protezione (sorveglianza e recinzioni)  la strategia gestionale che può consentire di minimizzare le predazione indipendentemente dal sistema di conduzione adottato e di mantenere i danni entro i limiti del rischio di impresa.
  • La presenza di cani da protezione unita all’utilizzo di recinzioni elettriche e ricovero metallico antipredatorio per le ore notturne o di maggiore pericolo per il bestiame, consente di ridurre in maniera significativa (fino al 90% o più) la vulnerabilità delle aziende nel caso di greggi numerose in pascoli di alta montagna ampi e aperti con buona visibilità, con accessibilità ad un adeguato numero di punti di abbeverata in rapporto al carico di animali e con possibilità di ricovero notturno per i pastori.
  • In aree in cui gli imprenditori agricoli ripartiscono il bestiame in gruppi piccoli e numerosi tra loro confinanti, il numero di cani richiesto per proteggere ogni singolo gruppo potrebbe risultare ingestibile; in tal caso è meglio usare e/o integrare, se possibile, altri sistemi di protezione (recinzioni elettriche).
  • È stata osservata una maggiore efficacia dei cani come dispositivo di prevenzione in greggi o mandrie mantenute compatte (i capi dispersi sono difficili da controllare e facilmente isolabili e individuabili da un predatore) e in pascoli aperti caratterizzati da una buona visibilità: la complessità orografica e la presenza di arbusti o bosco fitto riducono la visibilità e permettono al predatore di nascondersi, avvicinarsi e attaccare il bestiame senza essere notato. In quest’ottica una maggiore efficacia dei cani è stata osservata in specie gregarie (pecore e capre), più facili da mantenere coese.
  • Un uso efficace dei cani non può prescindere dall’adozione di buone pratiche, ovvero di accorgimenti gestionali alcuni dei quali sono indispensabili per minimizzare il rischio di predazione: l’isolamento e il confinamento delle fattrici a termine, dei nuovi nati e dei capi infermi e la rimozione di attrattivi come le carcasse o le placente dal pascolo (se pur, nel caso delle placente, di difficile operazione nel caso di greggi o mandrie di grandi dimensioni) (vedi Sezione “Riduci le vulnerabilità“).
  • Una maggiore efficacia dei cani è garantita da un numero adeguato di cani in rapporto al numero di capi di bestiame da custodire, alla dimensione e complessità orografica dell’area di pascolo e da un controllo costante della loro funzionalità ed eventuale sostituzione. Numero e composizione della muta possono variare a seconda del numero dei capi, della suddivisione del bestiame in diversi gruppi, dall’orografia del territorio, e dalla vegetazione presente (aree aperte e più pulite o aree chiude e con arbusti e alberi fitti). É importante sottolineare che un cane da solo al pascolo non può sostenere un possibile attacco se non riportando almeno alcune perdite e, a volte, anche conseguenze dirette. É, quindi, fondamentale valutare la singola situazione considerando ottimale almeno la presenza di due cani da protezione. Utile è poter avere una muta con vari soggetti di sesso ed età diversa per poterli poi distribuire e gestire al pascolo in modo da soddisfare l’esigenza aziendale.

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