Quali sono le qualità di un cane da protezione
- Come riportato da diversi studi, tre sono le componenti comportamentali o “attitudini” il cui sviluppo è prioritario per la formazione di un cane efficiente nel suo lavoro di protezione: l’attitudine a rimanere associato al bestiame, anche in assenza del pastore (attenzione), l’affidabilità (assenza di istinti predatori nei confronti del bestiame), l’istinto di protezione, ovvero la propensione al confronto con in predatori in caso di attacco (vedere sezione “Come ci si aspetta che si comporti un cane da protezione“).
- Nonostante sia riconosciuto che questi comportamenti abbiano delle basi genetiche (innate), essi possono svilupparsi in maniera corretta entro minimo i primi due anni di vita soltanto attraverso una fase di integrazione e socializzazione del cane all’interno del contesto zootecnico che dovrà proteggere. Facendolo crescere e socializzare con il bestiame, il cane (il protettore) consoliderà un legame sociale con il bestiame (il protetto). Per favorire l’integrazione e la corretta socialità con il bestiame e l’integrazione è quindi importante seguire specifiche tecniche di allevamento e crescita del cane.
- Se un cane è correttamente allevato e cresciuto insieme al bestiame sin dalla fase giovanile di socializzazione e se deriva da una linea di sangue da protezione ben consolidata nel tempo, esso avrà meno probabilità di presentare comportamenti “non desiderati”. A tal fine, il cane deve essere collocato nella mandria o nel gregge da cucciolo; il periodo critico nei cani per la socializzazione è fra le 3 e le 12 settimane d’età. Dopo le 16 settimane è difficile che si realizzi un attaccamento sociale verso altre specie animali. Ciò non toglie, però, la possibilità di avere comunque un livello di protezione alto rispetto al territorio e agli animali presenti in esso.
- È importante però essere pragmatici: persino il cane migliore può non eliminare del tutto gli attacchi da predatore. Inoltre, indipendentemente dal metodo che si utilizza, ogni cane è un individuo a sé, non una macchina programmabile, e risponde secondo la propria individualità derivante da temperamento, carattere (definito dalla genetica), ambiente ed esperienze ed esperienze vissute.
- Un attaccamento esclusivo del cane al bestiame, senza contatti con l’uomo, pastore in primis, può creare una privazione al cane. Tale mancanza può con il tempo creare cani poco sociali e poco docili. Questo può portare ad avere cani timidi, diffidenti e spaventati nei confronti delle persone o addirittura con comportamenti aggressivi verso terzi se messi in condizione di non potere trovare una propria via di fuga o se si sentono in una situazione di pericolo. Tali casi sono difficili da gestire nel quotidiano. D’altro canto un cane eccessivamente docile con le persone (si esclude logicamente il pastore con cui deve sempre avere una relazione sociale) facilmente preferirà la compagnia umana alla vicinanza con il bestiame e di conseguenza non svolgerà in maniera corretta la sua funzione di protezione. È necessario quindi arrivare ad un giusto compromesso e ad un corretto legame con il bestiame nonché ad una equilibrata docilità rispetto alle persone che non devono essere individuate dal cane come pericolo per il benessere del bestiame.
- Teniamo presente che molti altri fattori possono influire sulla funzionalità di un cane e quindi sulla sua efficienza, tra cui il sistema di conduzione degli animali al pascolo, le caratteristiche ambientali del pascolo, l’adozione di buone pratiche gestionali e l’inserimento del cane in un contesto dove sono già presenti altri cani da lavoro (conduzione e/o protezione) o da compagnia.
- Nelle aziende in cui non vi sono condizioni idonee per far socializzare il cane fin da cucciolo con il bestiame (difficoltà logistiche o inesperienza dell’allevatore) o in cui vi è la necessità immediata di cani adulti ed esperti per la protezione (protezione in alpeggio estivo), possono essere inseriti cani giovani o adulti purché già opportunamente abituati al bestiame. È comunque necessario, anche in questo caso, seguire delle procedure d’inserimento corrette (vedere sezione ” Come avviene l’integrazione di un adulto“).







