La risposta è nello stesso tempo sì e no. Nessun lupo è mai stato rilasciato in Italia (né tanto meno da elicotteri); la ricerca scientifica ha ampiamente documentato l’espansione spontanea del lupo studiando gli spostamenti di numerosissimi individui con l’uso di radiocollari satellitari e le loro caratteristiche genetiche (dall’analisi del DNA possono stabilire identità e origine di un individuo).

Il lupo è “programmato” per sua natura a espandersi, a percorrere lunghissime distanze e a riprodursi ogni anno. In fase di dispersione (ovvero di allontanamento dalle aree in cui sono nati, vedi sotto) i lupi possono percorrere distanze considerevoli in un tempo relativamente breve, addirittura 50 km in un sol giorno; per esempio, un lupo radiocollarato in provincia di Parma ha percorso in meno di un anno più di 1200 km raggiungendo le Alpi Occidentali Francesi, attraversando autostrade, zone rurali e diverse giurisdizioni regionali e provinciali.

Perché un lupo è costretto a precorrere distanze così lunghe?

I lupi vivono in unità familiari o branchi (in genere sono stati documentati da 3 a 7 lupi per unità familiare, ma sono stati osservati anche branchi più numerosi). Il branco occupa un territorio più o meno stabile ma sufficientemente grande (da 100 fino a 400 km2 in Italia) per trovare sufficienti risorse: cibo, aree di riposo, tane.

I lupi si riproducono una volta sola l’anno e solitamente soltanto la coppia dominante, formata dal maschio e dalla femmina alfa. A ogni generazione, i cuccioli (in genere una femmina produce 3-6 cuccioli, anche se non tutti sopravvivono al primo anno di vita) possono rimanere nel branco per 1-5 anni, ma in genere abbandonano il branco di origine e partire alla ricerca di nuovi territori dove fondare un altro branco con un animale del sesso opposto. Trovare nuovi territori liberi e un “partner” può non essere facile, soprattutto se ogni branco ha bisogno di molto spazio e quindi non resta che camminare fino a quando è necessario.

In qualche modo l’uomo, tuttavia, ha  contribuito direttamente e indirettamente a creare condizioni favorevoli al ritorno del lupo, attraverso lo spopolamento delle zone montane e rurali e l’abbandono delle coltivazioni e dei pascoli, con conseguente progressivo progressiva espansione spontanea degli arbusteti e dei boschi e aumento degli ungulati selvatici e del numero di ungulati selvatici di cui il lupo si nutre (caprioli, cinghiali, daini, cervi, ecc.).

Due altri fattori  sono stati determinanti: il rilascio di ungulati selvatici, anche a fini venatori (in particolare cinghiali) e  la protezione accordata alla specie a livello nazionale ed europeo, oggetto di molte campagne di sensibilizzazione.

Per saperne di più vedere la sezione “Riferimenti utili” ed in particolare la sezione “Per saperne di più”e la sezione “Pubblicazioni” (Miti e Leggende: lupi, consistenza numerica e controllo).

Miti e leggende