Lorenzo Carfagnini appartiene a una famiglia di tradizione transumante ed è da circa dieci anni che si occupa della gestione dell’azienda di famiglia nelle valli vicino Scanno per “passione tramandata”: «Senza passione non lo fai questo mestiere». È stanziale, Lorenzo, e gestisce anche un agriturismo, possiede 200 capi tra pecore e capre, una ventina di bufale e cavalli, ma anche galline e maiali e un’area a pascolo di circa 100 ettari.

Ogni anno subisce da 4 a 6 attacchi, ma da quando ha adottato le recinzioni elettriche fisse nessun danno da orso o lupo in stalla, solo al pascolo e quasi esclusivamente da lupo. Di giorno il pascolo è brado ma sorvegliato da cani da guardianìa e personale, di notte almeno le capre e le pecore tornano in stalla. Quanti cani hai? «Una decina, ne preferisco tanti perché non vorrei mai trovarmi senza e ce li scambiamo tra allevatori». Ci conferma che i cani sono un impegno economico, soprattutto per nutrirli, e di tempo per allevarli e controllarli, ma non potrebbe farne a meno ed è così da generazioni. Ci racconta con passione  come in caso di pericolo ognuno dei suoi cani sappia fare il suo mestiere, in maniera innata: chi abbaia, chi si rifugia tra le pecore, chi è più coraggioso e si porta in avanti. «Certo, bisogna allevarli fin da piccoli con il gregge, ma i cani con più esperienza fanno da maestri». Lorenzo non sterilizza i maschi per tradizione, sterilizza solo le femmine se non si devono riprodurre, però ci racconta che «se c’è una femmina in calore in giro, i cani maschi non li tieni più, e se non stai dietro al gregge tu in persona non c’è verso che facciano il loro mestiere, … ed ecco che è la volta buona che il lupo si prende una pecora.

Sono cresciuto tra orsi e lupi, non posso concepire nemmeno di uccidere questi animali; ma il lupo, si sa, se vuole ti frega; certo, i danni devono essere ripagati, così è un buon compromesso». «Dicono di non dare troppe attenzioni ai cani, ma io indulgo in qualche carezza in più, ho un agriturismo e turisti, non voglio complicazioni di cani che spaventano le persone». Prima di concludere, aggiunge che i cani randagi sono un problema («quelli sì che non si fanno avvicinare»), e sono un pericolo anche per il bestiame.

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