Gregorio Rotolo gestisce con i suoi nipoti un’azienda fin dal 1970 in terra abruzzese, vicino a Scanno (AQ). Non è la prima intervista che riceve. Gregorio alleva 1500 pecore, 40 mucche e 100 capre e produce carni e latticini biologici. Gli animali tipicamente vengono lasciati liberi di pascolare, ma seguiti e controllati negli spostamenti da pastori coadiuvati da cani pastori, «Rigorosamente quelli bianchi, maremmani-abruzzesi o meglio mastini abruzzesi», ci dice. Pratica la transumanza verticale in estate, ma per il benessere degli animali conduce il resto dell’anno il bestiame al pascolo nei campi vicino all’azienda fino a quanto la neve lo consente.

Quanti attacchi hai subito? «Dal 1970, si contano sulle dita di una mano». Chiediamo a Gregorio se è per questo che lo definiscono un allevatore “virtuoso”.  Gregorio sorride affabile e sarcastico: «Sono semplicemente un allevatore da generazioni, faccio il mio mestiere. Allevare il bestiame fa parte della mia cultura, la mia famiglia da sempre ha lavorato in terra di orsi e lupi e fin da piccolo mi è stato insegnato a vivere con il bestiame, sorvegliandolo anche di giorno. Per noi questo lavoro è passione, mia nipote di 10 anni si arrabbia quando (per scherzo) le dico che vorrei chiudere l’azienda». Alla domanda: «Un consiglio per un giovane allevatore che vuole difendere i suoi animali dagli attacchi da predatori? », Gregorio risponde: «Cani da difesa e pastore. Da millenni uomini e cani hanno convissuto e collaborato nella conduzione del bestiame, è scritto nella Bibbia; il cane è associato all’uomo, il lupo ha paura dell’uomo e se vede il cane sa che c’è anche l’uomo». Ci racconta anche che le recinzioni elettriche sia fisse che mobili hanno azzerato gli attacchi da orso e lupo in stalla e di notte, e aggiunge «Non ti puoi alzare continuamente di notte per controllare il bestiame, un allevatore non può e non deve fare solo questo». Gregorio ci dice che con l’orso è più facile coesistere e che con le recinzioni elettriche ha messo al sicuro galline e orti.

Alla domanda: «Come allevare un buon cane da difesa? », risponde prontamente: «Il cane bianco sa fare il suo mestiere; quando prendo nuovi cuccioli, li metto subito in un box aperto in stalla con le pecore, poche attenzioni da parte mia, il giusto, e poi via via s’integrano con gli altri cani, tutto in modo molto naturale, ma ci metto sempre un occhio» «Ma devi farli mangiare bene, almeno una volta al giorno, altrimenti non ti puoi lamentare se i lupi si prendono una pecora».  Gregorio porta al pascolo fino a dieci cani, ma sempre associati a un pastore. «Ogni cane fa il suo mestiere quando è in gruppo e in caso di attacco da parte dei lupi. I cani non devono essere eccessivamente temerari ed è bene richiamarli; un cane che entra nel bosco dietro i lupi rischia la vita. Da cinque a dieci cani vanno bene con un gregge di 400 pecore».

Prima di terminare l’intervista, gli chiediamo se è necessario altro per proteggere il bestiame. «Non lasciare facili bocconi in giro. È meglio far partorire gli animali in stalla e mandare i vitelli e i puledri al pascolo non prima di 45-60 giorni di vita. Bisogna eliminare tutte le carcasse di pecore, cavalli o mucche dal pascolo. Dopo un attacco da lupi, da piccolo ricordo si diceva che se un lupo aveva “magnat”, tornava sempre. Infine, aggiunge: «Pascolando, noi allevatori contribuiamo alla difesa della biodiversità: dove diminuisce o cessa l’azione di pulizia del gregge, si diffondono i cespugli e diminuiscono le specie vegetali. Convivendo con lupi e orsi contribuiamo alla loro tutela. Ma anche noi dobbiamo essere tutelati. Ci vuole un sostegno per la promozione dei nostri prodotti ».

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