Enrico Santercole ha un’azienda a gestione familiare di circa 70 ettari vicino a Pescasseroli, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con una cinquantina di pecore e una cinquantina tra cavalli e mucche. «Gli attacchi dipendono dagli anni – ci dice Enrico; al pascolo brado i danni sono inevitabili, soprattutto se i lupi attaccano in gruppo, ma in stalla di notte ho risolto con le recinzioni elettriche fisse: niente più danni da orso e lupo». Enrico sa che ogni anno ha il rischio di perdere il 20% dei capi per cause diverse e le perdite dovute ai predatori rientrano in questa percentuale. I danni sono indennizzati dal Parco, “anche se i vitelli poco”, ci dice. Controlla ogni giorno gli animali e il gregge è sempre seguito da lui e dai cani. I momenti più difficili? «Quando riporti il gregge in stalla, nelle aree con bosco e cespugli, c’è sempre il rischio che qualche capo rimanga isolato e allora il lupo ti può fregare». I parti sono generalmente sotto controllo, in stalla. «I cani sono quattro, cresciuti con le pecore, poca confidenza, ma presto molta attenzione a riprenderli se si allontano o se si mostrano troppo aggressivi con le persone». «In realtà non sono aggressivi, fanno il loro mestiere, molta scena, ma la gente non sa come comportarsi, questo è il problema». Enrico non riesce a parlare di impegno e fatica, “quello che ci vuole ci vuole”, è il suo mestiere, ma dubita che i figli seguiranno le sue tracce, troppi vincoli nel Parco.

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