Da una recente indagine condotta su scala mondiale, emerge che negli ultimi 400 anni gli attacchi da lupo all’uomo sono eventi molto rari e la loro incidenza è quasi nulla negli ultimi 100 anni. La gran parte degli attacchi è da attribuirsi a specifiche situazioni: 1) animali affetti da rabbia; 2) animali confidenti e abituati all’uomo; 3) animali provocati dall’uomo.

Tranne che per piccoli focolai registrati tra il 2008 e il 2011 (estinti a seguito di campagne di vaccinazione orale delle volpi e di altre misure di controllo), la rabbia non è più documentata in Italia dal 1997, pertanto il rischio di essere attaccati da un lupo affetto da rabbia è praticamente nulla.

In Italia, così come in altri paesi Europei, gli attacchi si sono verificati in contesti ambientali alterati, ormai non più esistenti: ambienti rurali degradati (generale povertà e carestia), con elevata presenza umana e assenza di prede naturali e predatori, come lupi e cani, fortemente dipendenti da cibi di origine umana (bestiame domestico e rifiuti).  Nella maggiore parte dei casi, si è trattato di pastori bambini lasciati da soli in difesa del bestiame. E’ da considerare, inoltre, che anni di persecuzione da parte dell’uomo (che ne ha determinato la quasi la totale scomparsa negli anni 60-70) hanno fatto sì che solo gli animali con una naturale paura nei confronti dell’uomo siano stati in grado di sopravvivere.

Sebbene la probabilità di un attacco intenzionale da parte del lupo sia in sostanza nulla, il lupo rimane pur sempre un animale selvatico, ed è importante non prestare né troppo timore né troppa confidenza, mantenersi a distanza, ed evitare qualsiasi atteggiamento di minaccia o situazioni in cui il lupo possa sentirsi minacciato (disturbare i lupi in tana o mentre si alimentano di una carcassa).

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